Una nuova vita, al sapore di cioccolato. Riflessioni dal Perù

Di Matteo Angri, socio-fondatore di Environomica e project manager presso ICAM

A poco più di due settimane dall’inizio del mio nuovo lavoro, arriva il “battesimo di fuoco”. Una missione di 20 giorni in Perù, per verificare sul campo la fattibilità di un progetto iniziato da USAID con l’appoggio di Alianza Cacao Perù e con l’obiettivo di convertire coltivazioni illegali di coca in legali appezzamenti di cacao. Più di 10.000 ettari sono coinvolti in questo processo, e più di 1.000 agricoltori stanno pian piano convertendo le proprie produzioni.

Dopo circa 20 ore di volo dall’Italia, metto piede per la prima volta nella mia vita in Sud America. Il caldo, il sole, i colori tropicali e gli odori che mi aspettavo sono in questo momento una vana e timida speranza, probabilmente dovuta a qualche puntata di National Geographic o a cartoline ricevute da amici. Lima, invece, mi accoglie con il suo clima per nulla tropicale, freddo, grigio e umido, al che mi preoccupo per il fatto di aver messo nella valigia solo magliette e camicie leggere.

Per fortuna l’indomani mattina riparto in direzione Juanjuí, nella Selva peruviana, e il mio arrivo non demolisce le mie poche certezze, almeno sul clima: caldo, sole e polvere spazzano via il grigiore della capitale.

Il lavoro non si fa attendere e da subito inizio la conoscenza della cooperativa ACOPAGRO, che dovrò monitorare per i giorni successivi. Questa cooperativa, contrastando ogni mio scetticismo sui modelli di cooperazione tra agricoltori (tendenzialmente gli agricoltori o imprenditori agricoli, come ci piace chiamarli, sono poco inclini al lavoro di gruppo…), funziona. E funziona anche molto bene, considerando che genera utili ogni anno da ormai quindici anni.

Il “segreto” di questo buon funzionamento?

Prima di tutto, gli agricoltori hanno capito che da soli non sarebbero stati in grado di crescere, mentre unendosi sotto un nome comune, riescono a ritagliarsi una fetta di mercato che altrimenti sarebbe per loro impossibile. In secondo luogo, la cooperativa offre costantemente supporti tecnici, legali e finanziari a tutti gli agricoltori e, d’altra parte, richiede elevati standard di produzione che garantiscono l’uniformità e l’alta qualità del prodotto. La trasparenza, la coesione tra i produttori e la fiducia tra gli agricoltori e i gestori della cooperativa sono la forza motrice che fa crescere ACOPAGRO e che ogni anno accoglie nuovi associati, aumentando le produzioni e le aree di coltivazione.

Nei giorni della mia permanenza ho modo di confrontarmi con diversi agricoltori, che mi raccontano di un passato non troppo lontano, in cui la produzione della coca era l’unico modo di assicurarsi un reddito e offrire un futuro ai propri figli. Nonostante i rischi cui andavano in contro, come la prigionia, gli assalti dei narcos, la guerriglia e le violenze, erano in tanti a dedicarsi quasi esclusivamente a questa coltura, tanto illegale quanto redditizia.

Negli ultimi anni, la grande lotta alla droga condotta dal governo peruviano ha portato molti agricoltori alla ricerca di altre colture, riscoprendo nel cacao una fonte di guadagno quasi pari a quello della coca. Il valore del cacao è garantito infatti da due borse, Londra e New York, che ogni giorno quotano il prezzo a livello mondiale: questo garantisce al produttore un’entrata economica sicura e, soprattutto, legale.

In questa situazione, il crescente interesse di aziende straniere produttrici di cioccolato ha promosso un cambiamento positivo nella vita di migliaia di agricoltori, che, grazie al cacao, possono garantire casa, cibo e istruzione alla propria famiglia, senza dover scappare dalla polizia, nascondersi o rischiare la vita.

Nella Selva, giro con il pick-up, su e giù per gli appezzamenti enormi, fra pascoli di zebù e foresta, fra strade in terra rossa e sentieri a piedi. Lungo i miei percorsi mi accorgo di come il cacao stia diventando una coltura non solo socialmente importante, ma anche dal forte impatto ambientale. I grandi produttori di carne, responsabili della deforestazione di migliaia di ettari di foresta per fare spazio ai pascoli, stanno riforestando alcune aree proprio grazie al cacao.

Il cacao diventa quindi un valido sistema per combattere la produzione di coca e per riforestazione aree disboscate.

La strada da percorrere è ancora lunga e non priva di ostacoli, ma, forse, grazie al cacao saremo in grado di ridare una nuova vita e un futuro di speranza agli agricoltori della Selva peruviana. E saremo in grado di ripopolare di piante i grandi pascoli nudi, dove una volta si ergevano maestosi gli alti alberi della foresta tropicale.

Una nuova vita, al sapore di cioccolato.